Ismaele dice :« ...
andarmene un pò per mare, a vedere la parte del mondo ricoperta dalle acque. È uno dei miei sistemi per scacciare la tristezza e regolare la circolazione del sangue. Ogniqualvolta mi accorgo che la ruga attorno alla mia bocca si fa più profonda; ogniqualvolta c'è un umido tedioso novembre nella mia anima...; e, specialmente, ogniqualvolta l'insofferenza mi possiede a tal punto che devo far appello a un saldo principio morale per trattenermi dal discendere in strada e buttar giù metodicamente il cappello di testa ai passanti, giudico allora che sia venuto il momento di prendere il mare al più presto possibile...»
Io, Morquan, prendo il mare con il mio kayak rosso.

17 marzo 2010

Ici on dance


Creazione. Distruzione. Creazione.
Rivoluzione:
mutamento improvviso e profondo che comporta
la rottura di un modello precedente e il sorgere di un
nuovo modello.

"Ici on dance"
mi scriverò addosso,
come qualcuno fece sulle macerie della Bastille.
Il mio sangue mi darà la vita e avrò pensieri felici.
Ho un piccolo pensiero felice.

Sottosopra:
avv. in maniera tale che la parte di sotto venga sopra;
est. e fig. in uno stato di grande disordine, di grande confusione,
di grande turbamento;
s.m. solo sing. disordine, scompiglio.

Sottosopra.
Come le nasse in cielo.

24 febbraio 2010

La spada di Damocle


Da Wikipedia: "Secondo il racconto di Cicerone, Damocle è un principe particolarmente adulatore alla corte di Dionigi I di Siracusa, un tiranno del IV secolo a.C.. Nell'aneddoto Damocle sostiene in presenza del tiranno che egli sia una persona estremamente fortunata, potendo disporre di un grande potere e di una grande autorità. Dionigi gli propone, allora, di scambiare con lui i rispettivi ruoli per un giorno, in modo da poter "assaporare" tale fortuna. Damocle accetta. La sera si tiene un banchetto, durante il quale inizia a tastare con mano i piaceri dell'essere un uomo potente. Solo al termine della cena nota, sopra la sua testa, la presenza di una spada affilata, sostenuta da un esile crine di cavallo. Dionigi l'aveva fatta sospendere sul capo di Damocle perché capisse che la sua posizione di tiranno lo esponeva continuamente a grandi minacce per la sua incolumità. Immediatamente Damocle perde tutto il gusto per i cibi raffinati che sta assumendo, nonché per le bellissime ragazze che gli stanno intorno e chiede al tiranno di voler terminare lo "scambio", non volendo più essere "così fortunato".
La
spada di Damocle è una metafora utilizzata molto frequentemente in riferimento a questo racconto. Essa rappresenta l'insicurezza e le responsabilità comportate dall'assunzione di un grande potere. Da una parte c'è il timore che il ruolo di potere possa essere portato via all'improvviso da qualcun altro, dall'altra che la sorte avversa ne renda molto difficile il suo mantenimento.In genere tale espressione viene usata per indicare un pericolo incombente e/o inevitabile."

Cambio punto di vista e vedo un uomo di grande potere che manipola un ingenuo.
Vedo un vero potente che crea e gestisce un pericolo dal quale si tiene ben lontano.
Vedo il potere che si nutre di paura.
... spada, straniero, inferno, fame, malattia...

A proposito di malattia

Gran paraculo 'sto Dionigi!

26 gennaio 2010

Less is more


Less is more, less is more, less is more...
Una frase, una formula da ripetere per rompere l'incantesimo che mi incatena ad una vita programmata al consumo delle vita stessa."Less is more" diceva Mies van de Rohe.
Sottrai, togli, diminuisci, elimina, cerca l'essenza. Ritrova l'emozione di uno spazio, la densità di
un suono, il senso di una parola, il significato di un gesto.
Less is more, less is more, less is more...

E quindi kayak e bici a ruota fissa perchè, come dice Mastro Rotafixa :"...noi siamo sempre in movimento, anche quando dormiamo; perchè la nostra é una specie nomade che ha passato oltre un milione di anni a spostarsi nella savana raccogliendo i resti lasciati dai predatori e imparando ad essere specie predatrice essa stessa.
Muoversi sulla base del proprio metabolismo costa fatica, e questo ci ha insegnato il senso del limite.
Senso oggi scomparso, o fortemente depresso. Ci sentiamo onnipotenti. Il segno della nostra presunzione lo possiamo vedere guardandoci intorno: le nostre città, i nostri schiavi meccanici che ora sono diventati i nostri padroni e carnefici, la nostra nobiltà sepolta sotto desideri indotti e la paura di un futuro assente mentre devastiamo il nostro presente.
Torniamo al movimento semplice. Riappropriamoci del nostro primo mezzo di locomozione: il corpo."


E ancora :"...Concentrazione. Fluidità. Modulazione dell'avanzamento. Si é contemporaneamente motore, freno e cambio. Si comincia a prevedere l'accadibile. Si sviluppano capacità divinatorie.
Valuti velocissimamente una serie ampia di possibilità e punti su quella più probabile, in meno di niente. Un viaggio sul filo senza la rete sotto. Impari ad apprezzare la non ricerca del rischio, in tempi che ancora propongono adrenalina ad un tanto al chilo, mentre ora la utilizzi solo quando serve, come giusto, come dovrebbe essere. L'inciviltà si allontana dalla tua persona con un passo deciso: sei responsabile al grado massimo della tua azione.
L'opposto dello sciagurato no limits: coscienza del limite, come mai prima. Ma, allo stesso tempo, dimostrando sul campo che ciò che si pensa impossibile é in realtà solo un'altra cosa rispetto a ciò che conoscevi. Calabrone e elicottero non possono volare, secondo la logica.
Tu accartocci la logica e vai."


Ricordando ciò che dice Thoreau :"...il costo di una cosa è l'insieme di quello che chiamerò vita che, subito o a lungo andare, bisogna dare in cambio per ottenere la cosa stessa..."

17 dicembre 2009

OP...là!


...OP...OP...OP
zompetto giulivo


in viso rosso come il mio kayak.

Come spesso i miei occhi ultimamente.


Grazie Ugo.
Thank you Richard.

13 dicembre 2009

!!! DLEN !!!



produci, consuma, crepa.
dlen: apre la cassa quattro.
rapida la fila si divide in fughe
a consumare primi il rito.
prima pagare, prima consumare.
ma per crepare un po’ alla volta.
non prima di aver prodotto un altro
che produca. che consumi. e crepi.


è nella lingua tutto il dolore. parole che significano troppo. troppe cose. anche contrarie. sillabe
sottili e silenziose sfrecciano come stiletti. così che il vortice di lettere t’avvolge in spire a soffocare
i sensi. anche te. proprio il tuo senso.


erano chiusi i tuoi occhi. e i miei. ma fissi negli
inciampi futuri. verso il niente a venire. e che
inizia ogni giorno col giorno e finisce ogni notte
col buio. nei sogni a cui s’avvinghia stretto al
domani di sempre. allo stesso alone d’inchiostro

Degli autori solo uno usa il kayak.
Ma sono tre inuit.

Per chi volesse curiosare:
ilteoremadelloscaffale@gmail.com