
Giovanni, classe 1950, operatore subacqueo, vive e lavora a Pozzuoli. L'ho conosciuto questa mattina sul pontile della Lega Navale. "
Vento di terra, non ti allontanare" mi ha detto preoccupato. Gli ho risposto, un po' piccato, di stare tranquillo, che avevo già calcolato tutto. E lui, quasi a scusarsi, mi racconta di quando, bambino, sfruttava questo vento per raggiungere una spiaggia vicina a bordo di un sandolino, usando un ombrellone come vela. Poi aspettava la termica di mezzogiorno per tornare a casa. Quando era bambino non era come oggi che tutti hanno paura di tutti. I suoi genitori lo lasciavano libero di stare a mare con gli amici e "
socializzare", come dice lui. Mi racconta di quando dentro i mezzi tini, usati dai pescatori per raccogliere e stivare il pesce, remando con le mani, raggiungevano "
i pali" per fregarsi un paio di chili di cozze. "
Oggi i ragazzi non socializzano più ", stanno davanti al computer, che lui odia, e non socializzano. Andava a scuola con "
i mezzi", e anche quello era un momento buono per socializzare. Perchè lui le scuole le ha fatte tutte. E anche due anni di ingegneria, poi abbandonata per amore di una donna sposata, dalla quale aveva avuto un figlio. E allora aveva iniziato a lavorare sulle piattaforme come subacqueo altofondalista, che si guadagnava bene.
Lui, il '68 l'aveva fatto. Era del movimento studentesco e il suo attivismo gli era valso il servizio militare in una "bella" caserma punitiva a Spilimbergo. In caserma aveva trovato tutti "compagni", con i quali era entrato subito in sintonia. Si regolavano tra loro per i turni di servizio, perchè quando c'è accordo tra le persone non c'è bisogno di autorità. E questa è l'anarchia, mi spiega, non caos come si pensa. Questa è un po' la sua vita, conclude, una vita passata a mare perchè "
io lontano dal mare, più di un giorno, non ci resisto".
"
E mò vai, sennò ti perdi la bella giornata".